Juventus-Inter 1-3, la notte di Milito: quando cadde l’imbattibilità bianconera
8 settembre 2011. La Juventus inaugura lo Juventus Stadium, costruito dove un tempo sorgeva il Delle Alpi. La compagine bianconera diventa di fatto un’avanguardia in Italia, dotandosi di un impianto moderno e concepito come una vera casa del club (a distanza di quindici anni siamo ancora lontani da uno scenario fatto di squadre proprietarie dello stadio nel quale giocano).
La situazione sportiva, in quel momento, è meno entusiasmante. La Juventus viene da un settimo posto, non disputa le coppe europee e ha appena affidato la panchina ad Antonio Conte. Il primo avversario nel nuovo impianto è il Notts County, invitato per un’amichevole tutt’altro che casuale: fu proprio il club inglese, agli inizi del Novecento, a fornire alla Juventus le maglie bianconere destinate a diventarne il simbolo.
Quello Stadium appena inaugurato si trasforma presto in un fortino. La Juventus vince il campionato 2011/12 senza perdere una sola partita e continua la propria corsa anche nella stagione successiva. L’imbattibilità complessiva in Serie A raggiunge quota 49 incontri; nel nuovo impianto, intanto, nessuno è ancora riuscito a vincere.
Il tonfo arriverà contro l’eterna rivale: l’Inter.
È il 3 novembre 2012. Allo Stadium, l’Inter di Andrea Stramaccioni scende in campo con Cassano, Palacio e Milito per provare a scardinare la BBC – Barzagli, Bonucci e Chiellini – e abbattere l’invincibilità bianconera.
L’inizio, però, è tutt’altro che promettente, per i nerazzurri.
Passano appena 18 secondi.
Vidal segna subito: il gol è convalidato (ma è irregolare)
Vučinić allarga verso Asamoah, il ghanese entra in area e serve Arturo Vidal, che batte Handanović. La Juventus è già in vantaggio quando alcuni spettatori devono ancora raggiungere il proprio posto.
L’azione, però, nasce da una posizione piuttosto evidente di fuorigioco di Asamoah. L’assistente non segnala nulla e il gol viene convalidato. Non ci sono VAR, revisioni o attese davanti al monitor: si riparte dal centro del campo con la Juventus avanti 1-0.
Per l’Inter potrebbe essere l’inizio di una serata molto lunga. La Juventus è campione d’Italia, guida la classifica ed è ancora imbattuta. Soprattutto, è una squadra che ha imparato a riconoscere i momenti nei quali può travolgere un avversario.
I nerazzurri, invece, non si disuniscono. Palacio trova anche il pareggio con un colpo di testa, ma la rete viene annullata per un fuorigioco millimetrico. Poco dopo Lichtsteiner, già ammonito, rischia seriamente il secondo giallo per un intervento in ritardo proprio sull’argentino. Dalla panchina bianconera comprendono il pericolo e lo sostituiscono immediatamente con Cáceres.
Quella sera, peraltro, Antonio Conte non siede in panchina a causa della squalifica legata al caso calcioscommesse. A guidare ufficialmente la squadra c’è il suo vice Angelo Alessio.
La Juventus va comunque al riposo in vantaggio. L’impressione è che il copione possa essere quello visto tante altre volte: partita complicata, episodio favorevole e risultato portato a casa.
Ma l’Inter di quella sera ha un altro piano in testa.
Il coraggio di Stramaccioni (di schierare il tridente)
Andrea Stramaccioni ha 36 anni ed è arrivato sulla panchina dell’Inter soltanto pochi mesi prima, promosso dalla Primavera dopo la vittoria della NextGen Series (e dopo l'esonero di Claudio Ranieri che, a sua volta, era subentrato a Gapserini). A Torino decide di presentarsi con tre attaccanti veri: Antonio Cassano, Diego Milito e Rodrigo Palacio.
Non è una scelta scontata contro quella Juventus.
L’Inter, tuttavia, arriva allo Stadium nel momento migliore della propria stagione. Ha vinto otto partite consecutive considerando tutte le competizioni e, prima del calcio d’inizio, si trova a quattro punti dalla capolista - di fatto, vuole riaprire il campionato.
E nel secondo tempo cambia tutto.
Al 59’, Marchisio trattiene Milito in area. Tagliavento indica il dischetto e il Principe si presenta davanti a Buffon: il portiere si muove verso la propria destra, l’argentino calcia dall’altra parte. Uno a uno.
La Juventus, forse per la prima volta dopo molti mesi, avverte realmente la possibilità di perdere. L’Inter comprende invece che quella partita può vincerla.
Stramaccioni - con una scelta forse controintuitiva - richiama Cassano e inserisce Fredy Guarin. È quello il cambio che decide la serata.
Milito colpisce ancora: la rimonta è servita
Al 76’ Guarin - proprio lui - parte palla al piede, supera il centrocampo e conclude con violenza da fuori area: Buffon respinge, ma il pallone rimane lì e Diego Milito si avventa come un falco per realizzare il 2-1.
È un gol da attaccante vero, probabilmente meno elegante di molti altri realizzati dal Principe ma perfettamente coerente con il suo modo di giocare (e quello di molti grandi attaccanti): leggere l’azione una frazione di secondo prima degli avversari e trovarsi nel punto nel quale finirà il pallone.
La Juventus prova a reagire. Entrano Bendtner e Quagliarella, Pirlo cerca la porta dalla distanza, ma l’Inter resiste. Stramaccioni toglie Milito e inserisce Mudingayi, aggiungendo un uomo a centrocampo senza però rinunciare completamente alla possibilità di ripartire.
E proprio in contropiede arriva il terzo gol.
Nel recupero Nagatomo accompagna l’azione e serve Palacio, che si presenta davanti a Buffon e lo supera. 3-1. Lo Juventus Stadium è espugnato per la prima volta. Dopo 49 partite senza sconfitte in Serie A – 32 vittorie e 17 pareggi – la Juventus cade. E lo fa contro i rivali di sempre. Lo fa contro l’Inter.
Per l'Inter di Stramaccioni è l'apice (e l'inizio della fine)
Al termine della partita l’Inter sale a 27 punti, appena uno in meno della Juventus. Ha vinto la settima gara consecutiva in campionato e ha appena battuto a domicilio la squadra considerata da tutti la grande favorita per lo scudetto.
Sembra l’inizio di una lotta destinata a durare fino a maggio ma per i nerazzurri purtroppo non sarà così.
Quella notte rappresenterà il punto più alto dell’Inter di Stramaccioni, ma anche l’inizio della fine. Infortuni, sconfitte e una rosa meno profonda di quanto apparisse porteranno i nerazzurri progressivamente lontano dalle prime posizioni. L’Inter chiuderà il campionato al nono posto, mentre la Juventus conquisterà nuovamente lo scudetto.
Il risultato del 3 novembre, però, rimarrà nella storia per sempre.
Da Buffon a Milito: quanti giocatori da pescare
Rivedere oggi le due formazioni significa imbattersi in una quantità impressionante di giocatori rimasti nella memoria degli appassionati.
La Juventus schiera Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Vidal, Pirlo, Marchisio, Asamoah, Vučinić e Giovinco. In panchina ci sono, tra gli altri, Pogba, Quagliarella, Matri e Lucio.
L’Inter risponde con Handanović, Ranocchia, Samuel, Juan Jesus, Zanetti, Cambiasso, Nagatomo, Cassano, Palacio e naturalmente Diego Milito.
Nomi molto diversi tra loro, esattamente come diverse possono essere le loro versioni da una stagione all’altra. Il Milito del Triplete non è quello degli ultimi anni all’Inter; il giovane Bonucci non è ancora il leader difensivo visto nelle stagioni successive; Pogba, quella sera rimasto in panchina, sta appena cominciando a mostrare ciò che diventerà.
Ed è questo uno dei punti principali di RetroFC: conoscere il nome non significa sapere quale giocatore arriverà davvero nella propria rosa. Magari pescherete il Milito che segna due volte allo Stadium. Oppure una sua versione alle prese con gli infortuni.
La stagione non si sceglie. Si scopre.

Commenti
Accedi per lasciare un commento.
Nessun commento, per ora.